Seconda parte della ricostruzione della scomparsa di Emanuela Orlandi, a figlia quindicenne del postino personale di Papa Giovanni Paolo II, mai più tornata a casa da quel lontano pomeriggio del 22 giugno 1983. Indagato il telefonista che il 28 giugno dell'83, sei giorni dopo la misteriosa sparizione, telefonò a casa Orlandi presentandosi col nome di Mario, lasciando intendere ai genitori della ragazza di avere a che fare con il rapimento, pur senza fornire alcuna indicazione precisa né fare richiesta di alcun riscatto. A riconoscere la sua voce, mercoledì sera, davanti al pm della Dda di Roma Giancarlo Capaldo, è stata l'ex amante di De Pedis, Sabrina Minardi, che già un anno e mezzo fa fece importanti rivelazioni in merito al sequestro (e disse che la ragazza era stata uccisa, dopo pochi mesi del sequestro, e gettata in una betoniera). Già nel 2006 un pentito storico della banda, Antonio Mancini detto l'Accattone, riferì prima a Chi l'ha Visto e poi ai magistrati di aver riconosciuto senza ombra di dubbio la voce di uno di quelli della Magliana: «È Rufetto, il killer personale di Enrico de Pedis», disse lAccattone, che nel periodo della scomparsa di Emanuela si trovava in carcere. Riferì che già a quei tempi, tra i detenuti, circolava la voce che la giovane fosse stata rapita dalla banda della Magliana: «Si diceva che la ragazza era robba nostra». Quanto allesatta identificazione di Rufetto, stando a quanto di Mancini è messo a verbale, si sarebbe trattato di un giovane
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